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La storia del Museo Caproni

Sin dai suoi primi anni di attività, Caproni decise l’accantonamento all’interno delle officine di Vizzola e Taliedo di alcuni fra i suoi aerei più importanti, anziché procedere alla loro dismissione e al riutilizzo dei materiali per altre costruzioni.

Nel 1927, grazie alla moglie Timina Guasti, questa scelta maturò nella fondazione del Museo: il più antico esempio di museo aziendale nazionale e al tempo stesso la più antica istituzione aeronautica al mondo.

Personaggio di raffinata cultura, Timina Caproni affiancò agli aeroplani le prime raccolte di documenti, libri, immagini e cimeli.

Nel 1931, nella prefazione al volume “Francesco Zambeccari aeronauta”, descrisse così la missione del Museo: “L’ingegno e l’attività umana non hanno limiti, e la vittoria d’oggi, per gli ardimenti di un nuovo aviatore, si trasforma domani in ricordo storico. È ufficio quindi del Museo curare la ricerca di libri, stampe, disegni, medaglie, modelli, e di quanto si riferisca a queste successive conquiste, perché le faticose tappe della nuova invenzione rimangano sempre vive nella memoria dei posteri”.

Nel 1934 si tenne al Palazzo dell’Arte a Milano l’Esposizione dell’Aeronautica Italiana, una spettacolare rassegna di oltre vent’anni di evoluzione aeronautica in Italia, progettata e allestita sotto la guida di alcuni fra i più talentuosi artisti del momento, e premiata da un enorme successo di pubblico. Gianni Caproni vi espose importanti cimeli del suo Museo quali il biplano Ca.6, il monoplano Ca.18 e il bombardiere biplano Ca.36. Dalla riuscita dell’Esposizione nacque l’ipotesi di costituire proprio a Milano un Museo Nazionale Aeronautico, ma la sua mancata realizzazione fece sì che il Museo Caproni rimanesse per diversi decenni l’unica realtà in Italia impegnata nella raccolta, conservazione ed esposizione di reperti di storia aeronautica.

Nel frattempo, sul finire degli anni Trenta, il Museo trovò il suo primo allestimento aperto al pubblico in un capannone delle officine di Taliedo. Nel 1940, in questo spazio, trovavano posto i Caproni Ca.1, Ca.6, Caproni Bristol, Ca.18, Ca.20, Ca.22, Ca.36M, Ca.42, Ca.53, elementi del Ca.60, l’Ansaldo SVA 5 n° 11777 di Gino Allegri, il CNA Eta, la fusoliera del Fokker D.VIII, tre Gabardini (due monoplani, tra cui uno idro e un biplano G.51), le fusoliere di un Macchi-Nieuport 29 e di un Roland VIb, un troncone di Siemens Schuckert D.IV, tre navicelle di dirigibili, la ricostruzione dell’ornitottero di Leonardo da Vinci, più un numero non quantificabile di modelli, motori, eliche e reperti vari.

Durante la Seconda guerra mondiale fu attuato il decentramento dei materiali più delicati, ma il patrimonio museale subì ugualmente importanti perdite.

Nel dopoguerra gli aeroplani rimasero depositati a Venegono Superiore, mentre tutta la parte documentaria fu conservata a Roma.

Negli anni Sessanta gli aeroplani sopravvissuti alla guerra, cui nel frattempo si erano aggiunte importanti acquisizioni, furono nuovamente esposti al pubblico all’interno delle officine di Vizzola.

L’approdo del Museo all’attuale sede deriva da un accordo siglato nel 1988, con cui la famiglia Caproni – a seguito della chiusura delle Aziende e, conseguentemente, del Museo di Vizzola – affidò la collezione in comodato alla Provincia Autonoma di Trento affinché la esponesse in una nuova struttura museale dedicata intitolata al grande pioniere dell’aviazione trentino. Il Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni, nella sua nuova sede presso l’aeroporto di Trento, aprì al pubblico il 3 ottobre 1992.

Negli anni si sono avute inoltre le convenzioni con l’Aeronautica Militare Italiana, il Museo Storico della Guerra di Rovereto, in base alle quali sono stati affidati al Museo Caproni vari velivoli tra i quali, nel luglio 1993, il trimotore Savoia Marchetti SM79 recuperato in Libano dal 2° Gruppo Manutenzione Velivoli di Guidonia dell’Aeronautica Militare.

Nel 2012, in occasione del ventesimo anniversario dalla riapertura del Museo a Trento, la Provincia autonoma di Trento ha concluso un accordo con la famiglia Caproni per l’acquisto della Collezione “Caproni”, divenuta così patrimonio pubblico non più alienabile.

Il Museo Caproni si fregia inoltre di una vasta collezione artistica con opere dei maggiori esponenti dell'arte futurista italiana, tra cui Fortunato Depero, Tato e Alfredo Gauro Amvbrosi.

Caproni, Fortunato Depero, 1927

Coppa Schneider a Venezia, Tato, 1927

Maternità aeronautica, Alfredo G. Ambrosi, 1931