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Giovanni Battista Caproni nasce a Massone di Arco il 3 luglio 1886, da Giuseppe, geometra e agrimensore, e da Paolina Maini. Compiuta l’istruzione elementare, il giovane Gianni frequenta la Scuola Reale Elisabettina di Rovereto, per poi iscriversi al Politecnico di Monaco di Baviera dove si laurea ingegnere civile a Monaco il 10 agosto 1908. Dopo questo traguardo si trasferisce a Liegi per frequentare un corso in elettrotecnica e ne esce il 31 ottobre 1909, lì incontra il rumeno Coanda, appassionato di studi aviatori. Dopo la formazione scolastica compie viaggi a Parigi alla ricerca di finanziatori e contatti internazionali per il suo obiettivo primario, la costruzione del suo primo aereo.

Rientra ad Arco nel 1909 ed inizia la costruzione del suo primo biplano, con l’aiuto del fratello Federico e di alcuni artigiani del luogo. Questo prototipo, in seguito battezzato Ca.1, vola per la prima volta il 27 maggio 1910, presso la Cascina Malpensa, nella brughiera di Somma Lombardo. Dopo il trasferimento dell’attività nella vicina Vizzola Ticino, alla fine del 1910, inizia per Caproni un triennio di serie difficoltà economiche che imposero diverse modifiche della ragione sociale dell’azienda e infine, nel 1913, la vendita delle officine allo Stato. Tuttavia, l’attività di questi primi anni fu caratterizzata da uno straordinario fervore di costruzioni e dalla transizione dalla formula biplana a quella monoplana. Restano, a testimonianza di questo periodo, il biplano Ca.6 e il monoplano Ca.9, entrambi esposti presso il Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni.

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Sin dai suoi primi anni di attività, Caproni decise l’accantonamento all’interno delle officine di Vizzola e Taliedo di alcuni fra i suoi aerei più importanti, anziché procedere alla loro dismissione e al riutilizzo dei materiali per altre costruzioni.

Nel 1927, grazie alla moglie Timina Guasti, questa scelta maturò nella fondazione del Museo: il più antico esempio di museo aziendale nazionale e al tempo stesso la più antica istituzione aeronautica al mondo.

Personaggio di raffinata cultura, Timina Caproni affiancò agli aeroplani le prime raccolte di documenti, libri, immagini e cimeli.

Nel 1931, nella prefazione al volume “Francesco Zambeccari aeronauta”, descrisse così la missione del Museo: “L’ingegno e l’attività umana non hanno limiti, e la vittoria d’oggi, per gli ardimenti di un nuovo aviatore, si trasforma domani in ricordo storico. È ufficio quindi del Museo curare la ricerca di libri, stampe, disegni, medaglie, modelli, e di quanto si riferisca a queste successive conquiste, perché le faticose tappe della nuova invenzione rimangano sempre vive nella memoria dei posteri”.

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