Utilizziamo i cookie per offrirti la migliore esperienza di navigazione possibile. Procedendo ad utilizzare il sito, anche rimanendo in questa pagina, acconsenti all'uso dei cookie.

TESORI AERONAUTICI

Dai magazzini del museo aeroplani storici e capolavori d’arte per la prima volta in mostra

DAL 27 NOVEMBRE 2010

Il Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni porta alla luce alcuni dei suoi tesori, finora mai esposti al pubblico, e li presenta all’interno di due nuovi allestimenti permanenti dedicati alla storia aeronautica e al volo nella storia delle arti.

Il percorso “Tesori aeronautici” si compone di due nuove sezioni: una relativa alla collezione aeronautica, all’interno della quale sono esposti i frammenti originali di due fra i caccia italiani più importanti nella Seconda guerra mondiale e una ricca selezione di opere d’arte che coprono il periodo che va dagli anni Dieci al Secondo dopoguerra.

TATO (Guglielmo Sansoni)
Bologna 1896-Roma 1974
Aeroceramica con trimotore in volo
mattonella in ceramica smaltata, cm 25 x 25

 

La presentazione dei nuovi percorsi permanenti è il primo atto di un progetto di valorizzazione ed ampliamento del Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni, che nei prossimi anni farà riemergere gradualmente un patrimonio che si compone di oltre cinquanta aeromobili storici (alcuni dei quali conservati completamente, altri solo in parte), centinaia di opere d’arte e migliaia di documenti, disegni e fotografie riguardanti la storia del volo dalle sue origini fino alla più attuale contemporaneità.

Il Macchi MC. 200 "Saetta"

La collezione aeronautica permanente si arricchisce di due fra i più noti aeroplani da caccia italiani della Seconda guerra mondiale: il Macchi MC. 200 “Saetta” e il Reggiane Re. 2005 “Sagittario”, che vanno ad aggiungersi ad altri velivoli dello stesso periodo già esposti al pubblico, come il famoso aerosilurante Savoia Marchetti S.M. 79 “Sparviero”.

I frammenti del Macchi M.C. 200 "Saetta" del Museo dell'Aeronautica Gianni Caproni e un manichino il cui equipaggiamento è quello di un pilota della Regia Aeronautica negli anni che vanno dal 1940 alla fine della Seconda guerra mondiale
| Foto per gentile concessione di: Varani Ennio |

Del Macchi MC. 200, il caccia più utilizzato dalla Regia Aeronautica fra il 1940 e il 1943, sono esposti, allo stato originale, un ampio tratto della parte anteriore della fusoliera, il troncone di coda (ad eccezione del timone di direzione) e il motore. La struttura di sostegno del motore è invece una riproduzione, realizzata a partire dal castello motore originale del Macchi MC. 200 attualmente esposto presso il National Museum of the US Air Force, di Dayton, in Ohio. Del tutto mancanti sono le ali, i carrelli anteriori e la sezione posteriore della fusoliera. Particolarmente interessante è la doppia colorazione del velivolo, tuttora ben visibile sui frammenti esposti, che testimonia e “svela” le differenti vicende storiche di cui il velivolo è stato protagonista.


La propulsione del Macchi M.C. 200 era affidata ad un FIAT A.74 RC. 38:
motore radiale a 14 cilindri a doppia stella, raffreddato ad aria.
| Foto per gentile concessione di: Varani Ennio |

Lo strato inferiore, contraddistinto da una mimetica, probabilmente a tre toni, con le tipiche macchie a “uovo in camicia” (giallo mimetico e bruno mimetico su verde mimetico) e dalla caratteristica insegna dipinta della tigre ruggente, testimonia l’appartenenza di questo velivolo alla 86a Squadriglia del 54° Stormo da caccia della Regia Aeronautica, dal 1941 attivo fra la Sicilia, Malta e il Nord Africa. All’inizio del 1943, l’aeroplano passò alla 92a Squadriglia del 2° Stormo da caccia, e ricevette una nuova colorazione verde oliva che si sovrappose alla precedente. Solo la fortunata circostanza della conservazione di questa doppia colorazione consente oggi, in assenza delle marche originali dell’aereo, di ricostruire almeno per sommi capi la sua complessa storia.

Il Reggiane RE. 2005 "Sagittario"

Anche il Reggiane Re 2005, entrato in servizio nella seconda fase del conflitto, è conservato allo stato di frammento: il troncone di coda del Re. 2005 matricola militare M.M. 092351 esposto al Museo è il solo frammento originale conosciuto al mondo. Tale esemplare fu collaudato presso le Officine Reggiane nel giugno 1943, per poi essere inviato alla base di Capodichino, presso Napoli, dove fu dipinto con il numero di squadriglia (la 362a) il numero individuale (2) e il distintivo del 22° Gruppo da caccia, il famoso “Spauracchio”.


La coda del Reggiane Re. 2005 esposta al Museo è il solo frammento
originale conosciuto al mondo.
| Foto per gentile concessione di: Varani Ennio |

Non si conosce nel dettaglio l’impiego operativo dell’esemplare 092351, ma certamente cessò di volare prima dell’8 settembre 1943 e si salvò almeno parzialmente dalle successive distruzioni. Rinvenuto nell’immediato dopoguerra a Capodichino, fu consegnato all’Istituto Costruzioni Aeronautiche dell’Università di Napoli ove fu sezionato ed utilizzato a scopo didattico. Quel che resta del velivolo fu quindi riconosciuto ed acquisito al Museo negli anni Settanta.


Un'altra vista del frammento di Reggiane Re. 2005 esposto
al Museo dell'Aeronautica Gianni Caproni.
| Foto per gentile concessione di: Varani Ennio |

Accanto a questi rari esempi di archeologia aeronautica, volutamente presentati allo stato frammentario nel rispetto della loro rarità ed originalità, filmati con ricostruzioni – osservabili in 3D attraverso gli appositi occhialini – mostrano i velivoli nella loro interezza fisica e ne ripropongono l’aspetto attraverso le colorazioni originarie.

La raccolta d'arte

La raccolta d’arte dedicata al volo, nata dall’intuito e dalla passione per le arti del pioniere Gianni Caproni, della moglie Timina e dei loro successori, è una collezione tematica oggi senza eguali per ampiezza ed importanza, che si compone di diverse centinaia di pezzi ed è tuttora in corso di catalogazione a cura della Soprintendenza per i beni storico-artistici della Provincia autonoma di Trento. Il nuovo allestimento permanente propone alla visione del pubblico circa cento fra dipinti, disegni, stampe e sculture, per la maggior parte della prima metà del Novecento: ne fanno parte le opere più note della collezione del Museo, un’importante sequenza di opere inedite per la prima volta uscite dai magazzini, accanto ad alcuni prestiti dalla collezione privata di Maria Fede Caproni.

Fra i molti artisti rappresentati compaiono i nomi illustri di Luigi Bonazza, Fortunato Depero, Giacomo Balla, Mario Sironi, Tato, Alfredo Ambrosi. Il percorso si sviluppa in quattro spazi lungo il ballatoio del Museo, affacciato sulla sala espositiva e dunque in dialogo diretto con gli aeroplani della collezione permanente.

Il primo spazio è dedicato ai fondatori del Museo e della raccolta, Gianni e Timina Caproni: pezzi archeologici, opere d’arte antica, opere d’arte e preziosi volumi del primo Novecento, e la ricostruzione di un angolo arredato della casa-museo raccontano la loro comune passione per l’arte e la storia.

ARTE ROMANA
Rilievo fittile con Vittoria alata e ghirlanda
terracotta, cm 31 x 32 x 4
I sec. d.C. (?)

LUIGI RATINI
Trento 1880-1934
Ritratto del costruttore d’aeroplani
Guido Moncher
1905-10 c.
olio su tela, cm 65 x 50

La seconda sezione mostra le prime apparizioni dell’aeroplano nelle arti visive degli anni Dieci, in molti casi grazie agli artisti sostenuti da Caproni. Fra questi il trentino Luigi Bonazza, formatosi nel clima raffinato della Secessione viennese, rappresentato da capolavori come la grande tavola del 1916 dedicata al biplano Caproni da bombardamento, recente donazione al Museo di Maria Fede Caproni.

LUIGI BONAZZA
Arco (Trento) 1877 – Trento 1965
Vista prospettica di un bombardiere Caproni Ca 3 1916 c.
acquerello e guazzo su cartone,
mm 1440 x 790

LUIGI BONAZZA
Arco (Trento) 1877 – Trento 1965 Bombardiere Caproni Ca 3 in volo notturno 1916-17 c.
acquaforte su lastra d’acciaio,
mm 301 x 348

Si prosegue quindi con l’incontro fra il mondo del volo e il futurismo, negli anni Venti, impreziosito dai lavori dedicati a Caproni da Giacomo Balla e Fortunato Depero, quest’ultimo rappresentato dal famoso progetto di manifesto pubblicitario per Caproni e da tre esempi di tarsie di stoffe.

GIACOMO BALLA
Torino 1871 – Roma 1958
Aeroplani Caproni -
1925 c.
inchiostro e acquerello su carta,
cm 180 x 255

FORTUNATO DEPERO
Fondo (Trento) 1892 – Rovereto (Trento) 1960 Quattro teste di caprone -
1923-24
tarsia di panni su tela di cotone,
cm 47,5 x 47

Il quarto spazio è dedicato alla grande stagione della cosiddetta “aeropittura”, fra gli anni Trenta e Quaranta, con cui il futurismo italiano conosce una nuova e importante stagione creativa prima di spegnersi definitivamente con la Seconda guerra mondiale: ecco dunque i dipinti di Ambrosi, Fillia, Benedetta Marinetti, Tato, accanto all’imponente progetto di Enrico Prampolini per la livrea di un trimotore da trasporto passeggeri.

FILLIA (LUIGI COLOMBO)
Revello (Cuneo) 1904 – Torino 1936
Mistero aereo
1930-31
acquerello e tempera su carta,
cm 48,6 x 68,7

ALFREDO GAURI AMBROSI
Roma 1901 – Verona 1945
Aeropittura del Colosseo
1932
olio su tela, cm 57,5 x 69,5

Nella sua ampiezza di gusti e orientamenti, la collezione Caproni è un originale e inedito percorso attraverso l’arte italiana del primo Novecento, fra liberty e avanguardie futuriste .